lunedì 11 maggio 2009

Ridammi la (web) Radio!

Ascoltare la radio sul web è oggi una tendenza. Negli Usa, secondo le ultime rilevazioni Arbitron, sono 42 milioni gli americani dai 12 anni in su che si collegano ogni settimana all'orecchio di internet. Un fenomeno che, anche agli occhi meno esperti, rivela il suo potenziale economico-creativo: solo un anno fa, negli Stati Uniti, c'erano 9 milioni di ascoltatori in meno, e il 6% in meno di connessioni broadband, ovvero connessioni veloci, al di sopra del 1 Mbps (Mega Bit per secondo). La larghezza di banda, o "banda", è oggi il vero collo di bottiglia per lo sviluppo del settore; infatti, il tipo di connessione a disposizione degli utenti gli consente o meno di accedere ad un flusso streaming, alimentando la divisione tra "infopoveri" e "inforicchi". Per esempio, molte connessioni via modem (dial up), possono supportare una banda di 56 Kbps (Kilo Bit per secondo), che non consente di ascoltare canali musicali sul web ad alta qualita, e neppure un ascolto fluido e continuo. La questione della larghezza di banda, in termini economici, diventa uno dei tratti distintivi del digital divide, strettamente legata al problema dell'accesso. In Africa, le poche stazioni radio che possono permettersi di trasmettere anche via internet, lo fanno ad una bassissima qualità e per numeri di ascoltatori molto ridotti. Milioni di persone sono tagliate fuori da questo tipo di comunicazione a banda larga, il che si traduce in uno sbarramento nella possibilità di fruire di testi, strumenti, competenze e saperi. La disponibilità di tecnologia semplice e a costo quasi zero, avrebbe dei benefici soprattutto in termini economici, aprendo nuove possibilità di contaminazione tra saperi e sperimentazioni e promuovendo un modello di rete tra risorse, competenze e fonti che, in molti paesi in via di sviluppo è ancora legato alle difficoltà degli spostamenti 'fisici' e dei contatti inter-territoriali.

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